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Un vero artigiano lavora con anima e mani

Un vero artigiano lavora con anima e mani

A Montegranaro, nel cuore di quella che è considerata la capitale mondiale della calzatura artigianale, sorge la bottega di Doriano Marcucci. Un laboratorio che sembra incantato nel tempo, dove sono nate anche le scarpe di Papa Benedetto XVI

di A. Dachan

Quando ti prepari ad incontrare  un artigiano immagini di lasciarti stupire osservandolo all’opera, guardando le sue mani che si muovono, gli attrezzi del suo mestiere, le sue creazioni, la sua bottega; tutto ciò che riguarda lo specifico del suo lavoro. Specie se l’artigiano si chiama Doriano Marcucci, se Pippo Baudo l’ha presentato all’Italia come un fiore all’occhiello delle Marche, se tra le sue realizzazioni più note ci sono le scarpe per il Papa e quelle per il presidente della Repubblica. Ma l’artigiano, prima ancora di essere
un grande lavoratore, è un artista e gli artisti sono maestri nel sorprendere…

Doriano, tu sei oggi un artigiano affermato e noto nel mondo, ma come è iniziata la tua avventura professionale? “Mia madre è originaria di Montegranaro e ho in qualche modo ereditato quello che è un patrimonio millenario legato all’arte del creare calzature artigianali. Ho frequentato l’Istituto d’Arte e ho iniziato a lavorare nel 1980 come operaio presso alcuni solicifi e calzaturifici della zona. Nel 1990 ho avuto un primo incontro che mi ha aperto le porte dell’artigianato, facendo conoscenza con Maurizio Ercolani, un professionista del settore, molto rinomato. Ho aperto una mia bottega e per due anni abbiamo lavorato insieme, poi le nostre strade si
sono divise. Lui ha scelto di andare in azienda, io ho voluto proseguire come artigiano, puntando a creare qualcosa che in un certo senso rispecchiasse il mio modo di intendere la vita”.

Che tipo di calzature realizzi? “Nel mio lavoro ho cercato sin da subito di creare oggetti unici, secondo quella che è la mia sensibilità e il mio gusto personale, usando molto colore, anticipando le tendenze e lasciandomi trasportare dall’ispirazione della musica, da sempre mia grande passione. Non ho mai voluto seguire la scia, ma solo le mie idee e proprio questa continua ricerca mia ha portato a fare l’incontro che ha cambiato per sempre la mia vita…”.
Ce ne vuoi parlare? “Cinque anni fa ho incontrato il grande Basilio Testella, in arte Vasì. Sono stato vicino a lui in un momento particolare: lui era molto malato, ma aveva ancora molta voglia di dare, insegnare. Sono l’unico allievo che non è mai stato con lui al banchetto: tutto ciò che ho imparato, me l’ha trasmesso verbalmente. Questa condizione particolare ha fatto sì che io mi prendessi il suo cuore, non solo la sua testa, che me lo gustassi come Maestro in un contesto inedito. Lui parlava e io recepivo”. Cosa ha significato per te avere un Maestro di così grande spessore umano e artistico? “Mi ha cambiato la vita, ha sconvolto la mia scala di valori,  spingendomi a non fermarmi mai, a vivere il mio lavoro come un’estraniazione dal mondo, a non limitare il mio impegno in funzione
dei successi collezionati sul curriculum e dei risultati economici, ma andare sempre alla continua ricerca della gratifica e della soddisfazione personale. È  sempre stato molto esigente, severo e questo mi ha dato la spinta a cercare di dare il massimo.

Grazie a lui sono diventato un ‘guerriero di pace, che ha fatto la gavetta col cuore’. Anche ora che il Maestro non c’è più, la sua anima resta con me, ne percepisco la presenza in ogni istante e quando lavoro la mia mano è la sua… Le famose scarpe per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le ho realizzate insieme al maestro, creando una treccia tricolore. L’idea innovativa legata ad un
filo di rame ha portato alla crezione di un paio di scarpe donate oggi alla Regione Marche”.

Un filo di rame? “Proprio così: un giorno sono andato da lui e ho visto che aveva un filo di rame appuntato sul trapano elettrico. L’altra
estremità era appoggiata su una sedia di legno. Ho guardato incuriosito, ma sono rimasto in silenzio. ‘Non mi chiedi cosa sto facendo?’, mi ha rimproverato. Così mi ha spiegato che, per ottenere pomodori rossi e buoni, attaccava il filo di rame alla radice della pianta. Tu
mi dirai, ma cosa c’entrano i pomodori con le scarpe? Il fatto è che tra me e lui c’era una profonda affinità mentale: da quell’immagine che mi aveva descritto, nella mia mente si è subito materializzata la treccia di rame, particolare che ho poi adottato per realizzare le celeberrime scarpe”.

Il fatto di essere l’erede morale e il “figlio d’arte” del compianto Vasì, non ti spinge a voler a tua volta trasmettere il tuo patrimonio del saper fare a qualcuno? “Qui tocchi un tasto un po’ dolente. Io vorrei aprire una scuola di alto artigianato, una scuola marchigiana,  dove i ragazzi apprendano il know how che da millenni si trasmette in questo territorio, di generazione in generazione e allo stesso tempo possano tirar fuori il talento e la sensibilità che hanno dentro. Oggi purtroppo le scuole sono pensate ‘politicamente’, con insegnamenti e programmi standard, mentre io vorrei creare una realtà dove si possa valorizzare ciò che di unico ha ogni giovane. È sbagliato pensare che il lavoro dell’artigiano sia esclusivamente un lavoro manuale: servono attenzione, sensibilità, emozioni, creatività; serve l’anima. Il nostro è un settore dove oltre alle nozioni base è fondamentale trasmettere la capacità di ideare, di osare,
di esprimersi: è ciò che rende il made in Italy davvero inimitabile e non possiamo permettere che si perda. Per realizzare una realtà così servono finanziamenti, sinergia con le istituzioni, attenzione, ma tutto questo, ora come ora, manca”.

È corretto dire che il made in Italy rischia di essere più apprezzato all’estero che in Italia? “Purtroppo è così. Vale l’espressione che dice ‘nemo profeta in Patria’. Io ho clienti fedeli e affezionati a New York, in Russia, in Norvegia, in Cina, Svizzera e Sud Africa e sembra che oggi sia più facile farsi conoscere e apprezzare all’estero, che in Italia. Anche nelle scuole di artigianato il numero di apprendisti
italiani è esiguo rispetto a quello degli stranieri e ciò significa che forse non ci si rende conto dell’immenso patrimonio umano e morale che abbiamo e che rischiamo di perdere”.

Che consiglio vorresti dare ad un giovane che voglia diventare artigiano? “Ai giovani, indipendentemente dalla strada che  intraprendono, consiglio sempre di seguire il proprio istinto e le proprie inclinazioni naturali; di essere consapevoli che la maniglia per aprire la porta del futuro ce l’hanno in mano, devono solo stringerla, senza aspettare; di guardare sempre al di là dell’immediato,
godendosi la vita istante per istante, cogliendo l’unicità di ogni momento”. Come vedi il futuro della tua bottega? “Se penso al futuro vorrei solo continuare ad essere libero, sottraendomi alla frenesia di quest’epoca, lavorando e vivendo di emozioni”.

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Un capolavoro per Benedetto XVI

Un capolavoro per Benedetto XVI

Un capolavoro di artigianato, che esprime ad oggi il massimo della qualità ricercata nella scarpa; dalla ricerca dei materiali e delle lavorazioni più pregiate, alla più elevata abilità dell’esecuzione manuale.

Doriano Marcucci artigiano, ma forse la migliore definizione sarebbe Artista, con questa creazione ha superato se stesso e forse ogni altra realizzazione di scarpe mai fatta prima; la cura nei dettagli impeccabile: dalle cuciture alla fibbia personalizzata con lo stemma papale inciso a mano, lo stesso stemma sulla suola colorata di un rosso unico frutto di un lungo lavoro e ricerca, nel tacco sono incise le iniziali del nome di Benedetto XVI, il colore rosso della suola tamponata a mano, contrastato da una cornice nera, danno alla suola un’impronta davvero unica.

La realizzazione rigorosamente artigianale in ogni dettaglio, per un capolavoro di manualità unica, come unica è la personalità alla quale queste scarpe sono dedicate, Benedetto XVI, Doriano da tempo pensava di realizzarle e nel momento in cui ha iniziato a lavorarci il profilo di come dovevano essere fatte è venuto da sé, i materiali, i colori e la combinazione di ogni elemento è stato frutto di un desiderio che ha spinto ad una così importante creazione, possiamo dire molto ben riuscita.

Alcuni hanno fatto notare che questo paio di scarpe per l’importanza, la qualità ed il risultato visivo che ne consegue, dovrebbero essere esposte in un grande museo, a testimonianza del fatto che la manualità e l’arte che queste scarpe riescono ad esprimere è tutt’altro che storia antica; Doriamo Marcucci oggi riesce a stupire con le sue calzature fatte a mano, di questo il Maestro Basilio Testella sicuramente ne sarebbe stato felice.

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Doriano realizza le scarpe per Renato Zero

Doriano realizza le scarpe per Renato Zero

Il prossimo sabato 18 Maggio Doriano sarà uno dei protagonisti del Tour 2013 di Renato Zero, al quale Doriano ha realizzato un particolare paio di scarpe proprio il cantante, un paio di scarpe che come da foto sono molto vicine allo stile ed al look di Renato Zero, si tratta del modello Derby in pelle di vitello spazzolato con tessuto inglese bicolore nero e bianco, per dare un tocco da “palcoscenico” ha colorato anche la suola di un blu intenso, ed il tutto fatto secondo una rigorosa e tradizionale realizzazione a mano, un paio di scarpe uniche per personaggi unici!

Doriano per l’occasione della serata concerto sarà presente in uno spazio espositivo del PalaLottomatica insieme ad altri artisti artigiani di vari settori, i quali intratterranno il pubblico a partire dalla 19,00 e fino alle 21,00 prima che Renato Zero inizi il suo concerto di apertura del Tour 2013, nell’occasione Doriano consegnerà personalmente le calzature appositamente create per il cantante.

Sarà una serata all’insegna dell’arte a 360 gradi, dalle produzioni artigianali cuore vero del Made in Italy più autentico, alla musica interpretata da uno dei più grandi artisti musicali italiani, iniziativa che in molti sperano si possa ripetere in altre occasioni per dare slancio alle produzioni artigiane locali.

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Niki Wu apprendista calzolaio

Niki Wu apprendista calzolaio


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Il National Geographic edizione Traveller ha presentato la Regione Marche con un testimonial d’eccezione, l’attore cinese Niki Wu, molto famoso nella sua terra d’origine e per questo molto seguito, la combinazione di una stella dello spettacolo cinese e la sua scoperta delle Marche coordinata dal National Geographic, ha passato in rassegna il meglio delle Marche, dall’architettura, al territorio e le sue produzioni locali.

Ci onora che tra queste eccellenze locali anche le calzature prodotte da Doriano Marcucci siano state scelte e selezionate per rappresentare appunto il meglio delle Marche anche nella grande Cina, Niki Wu si è prestato simpaticamente come apprendista calzolaio ed ha voluto personalmente metter mano ad alcune fasi della lavorazione, rimanendo colpito ed entusiasmato dalla manifattura e dal design delle nostre calzature.

Un ringraziamento speciale al National Geographic Traveller, a Niki Wu ed allo staff che ha realizzato tutto questo.

Doriano.